No, non parliamo di supereroi bensì dei cinque grandi fattori della personalità. Quella che scherzosamente ho ribattezzato “I Fantastici 5” è in realtà una delle teorie della personalità più accreditate nella comunità scientifica: il modello dei “Big Five”. Gli studiosi considerano questa teoria quella che più di tutte è in grado di spiegare la gran parte della varianza della personalità tra i soggetti non clinici. Lo psicologo americano Lewis Goldberg fu il primo, nei primi anni ’80, ad utilizzare l’espressione “Big Five” riferendosi alla struttura della personalità ma solo successivamente, nel 1993, gli psicologi Robert R. McCrae e Paul T. Costa formalizzarono una teoria compiuta sulla base di accurate analisi statistiche.
Il modello dei “Big Five” è una teoria della personalità che descrive cinque dimensioni principali, non ulteriormente correlate tra loro, della personalità umana: estroversione, amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva e apertura mentale. Il fattore estroversione descrive la socievolezza e la proattività di una persona, l’amicalità descrive quanto una persona è comprensiva e premurosa verso gli altri, la coscienziosità ci dà una misura di quanto una persona sia responsabile, autodisciplinata e meticolosa, il fattore della stabilità emotiva attiene all’equilibrio psicologico della persona e alla capacità di resistere alle influenze esterne, infine la dimensione dell’apertura mentale descrive quanto una persona è flessibile cioè capace di aprirsi a nuove esperienze e a riformulare le proprie idee.
Ma come si può applicare tale modello in ambito lavorativo e organizzativo?
Nei contesti aziendali il modello dei Big Five può essere applicato per aiutare a comprendere i comportamenti e le preferenze dei dipendenti, dunque ai fini di selezione, formazione e gestione ottimale del personale.
Il fattore estroversione può essere adoperato per identificare le persone idonee a svolgere mansioni che richiedono un elevato livello di interazione sociale, come i venditori, gli addetti al servizio clienti e tutti i profili impiegati nel front-office in generale.
La dimensione della coscienziosità può essere utilizzata per identificare i collaboratori con un alto grado di responsabilità e autodisciplina, da impiegare nei ruoli che richiedono una gestione accurata del tempo e delle attività, si pensi ai contabili o agli analisti, e un elevato livello di precisione nell’esecuzione del lavoro.
La dimensione dell’amicalità identifica invece le persone con un atteggiamento empatico e comprensivo, utile nelle attività che richiedono una grande attenzione verso gli altri, come quelli degli assistenti sociali, dei consulenti e di tutte le professioni d’aiuto.
La stabilità emotiva è invece quel fattore che ci aiuta a rintracciare le persone dotate di calma ed equilibrio, capaci di gestire lo stress e le situazioni complesse, che possono rivelarsi risolutive in tutte quelle posizioni lavorative per le quali è richiesta grande capacità di prendere decisioni in situazioni di pressione, come quelli degli operatori di mercato, dei dirigenti ma anche dei piloti d’aereo o degli operatori della sicurezza.
Con la dimensione dell’apertura mentale possiamo individuare le persone aperte a nuovi modi di pensare e di fare, capaci di dare avvio con entusiasmo a nuove esperienze. Sono questi i profili che possono rivelarsi utili in tutte le attività che richiedono pensiero creativo e flessibilità mentale, come quelli dei designer o degli scrittori.
Il modello dei Big Five può inoltre essere utilizzato per valutare i dipendenti, nell’ambito di ciascuna delle cinque dimensioni, e individuare i fattori nei quali risultano carenti o adeguati. In tal modo è possibile elaborare dei programmi specifici di formazione e sviluppo volti a colmare i margini di miglioramento rilevati.
