È molto interessante constatare che individui, anche molto diversi tra loro, quando occupano le medesime posizioni all’interno della struttura sociale di riferimento, tendono ad assumere i medesimi atteggiamenti e comportamenti. C’è un complesso funzionamento, di natura sociale, alla base questa uniformità di comportamenti che gli studiosi correlano al concetto di ruolo. Gli studi sul ruolo hanno conosciuto la loro massima espressione principalmente in ambito sociologico; tuttavia, essi trovano ampia applicazione anche nella psicologia del lavoro. Ma partiamo da alcune definizioni fondamentali:
- Ruolo: indica l’insieme dei comportamenti, in termini di attività da svolgere, che sono richiesti a un individuo titolare di una specifica posizione all’interno dell’organizzazione, e che sono attesi in termini di integrazione alla cultura organizzativa.
- Posizione: è l’insieme delle attività che devono essere svolte.
- Cultura: l’insieme di regole, valori e norme alle quali è necessario fare riferimento nello svolgimento delle attività.
Sono due gli aspetti principali che caratterizzano un ruolo, quelli normativo-prescrittivi da un lato e quelli relazionali dall’altro.
Gli aspetti normativo-prescrittivi fanno riferimento alle norme e alle regole che formalmente regolano la vita nel contesto organizzativo. Si tratta delle disposizioni a cui attenersi per la corretta esecuzione di procedure e attività ma anche di quelle che attengono ai modelli di comportamento specifici della cultura organizzativa di riferimento.
Gli aspetti relazionali riguardano invece le dinamiche sociali che emergono allorché ciascun ruolo entra in contatto con gli altri ruoli del medesimo contesto organizzativo. I ruoli, infatti, si definiscono e si qualificano sempre in relazione ad altri ruoli ed emergono in virtù della relazione che si instaura tra due o più persone che rivestono posizioni diverse all’interno dell’organizzazione. Esistono, pertanto, non solo relazioni tra individui ma anche relazioni tra ruoli, a prescindere dalle persone che li ricoprono.
Se gli aspetti appena descritti sono chiari e ben definiti allora, in linea generale, avremo un ambiente di lavoro funzionale e sereno. Tuttavia, meno nitidi sono i ruoli maggiori saranno i disagi per i lavoratori e per l’azienda nel suo complesso. Secondo Cary L. Cooper, docente di Psicologia Organizzativa e della Salute presso la Manchester Business School, alcune disfunzioni di ruolo sono causa di stress lavorativo, vediamole:
- Ambiguità di ruolo. Il lavoratore ha ricevuto informazioni insufficienti o poco chiare circa il proprio ruolo in azienda per cui: non sa cosa ci si aspetta da lui, non sa cosa fare, non sa come farlo, non sa come comportarsi e come relazionarsi rispetto agli altri ruoli.
- Conflitto di ruolo. Al lavoratore sono richieste attività in contrasto con il ruolo ricoperto o con i propri valori di riferimento. Il conflitto può manifestarsi anche quando sono richieste al lavoratore attività eccedenti o superiori rispetto a quelle previste dal proprio ruolo o per le quali non sia assegnato un numero sufficiente di collaboratori per poterle portare a compimento. In questa casistica rientrano anche quelle circostanze in cui al lavoratore sono prescritti comportamenti che possono risultare sgraditi agli altri lavoratori.
- Responsabilità di ruolo. Il ruolo assegnato al lavoratore comporta un elevato grado di responsabilità verso cose o persone. Secondo diversi studi, elevati livelli di responsabilità, soprattutto verso le persone, possono aumentare il rischio di cardiopatie, disfunzioni di carattere emotivo e la probabilità di assumere comportamenti poco sani (fumo, alcool ecc.)
Pertanto, è necessario che i ruoli siano ben definiti a monte, dai vertici aziendali, con coerenza e chiarezza e che, con altrettanta chiarezza, siano adeguatamente comunicati ai diretti interessati al fine di evitare conflittualità interne, senso di incertezza e stress.
